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2021-01-20
2021-07-03 18:34:18 +0200
analog/jarvis reading/book

in realtà l’innovazione tecnologica non riduce la quantità di lavoro ma innalza standard qualitativi della produzione come spiega con efficacia il giornalista Oliver Burkeman

p. 61

la migrazione contenuto analogico finito a un contenuto digitale infinito e ricco di collegamenti ipertestuali ha moltiplicato a dismisura il tempo spendibile nella fruizione dei contenuti.

p. 69

Le premesse per questa pandemia di narcisismo e autoreificazione sono molte dal deterioramento qualitativo delle relazioni sociali a uno urbanistica pensata per isolare, dall’individualismo instillato dal sistema capitalistico all’egrmonia culturale del modello americano


Giorgio Fontana, Tre anni senza Facebook, citato a p. 74 (29):

Del resto, non voglio nemmeno che le mie parole alimentino non gratuitamente il capitale di Facebook. Non tanto per il loro valore in sé, ma quasi per il loro valore numerico — vale per me come che per chiunque. Ci ripetiamo da anni che nell’economia digitale dell’attenzione il prodotto e il produttore siamo noi stessi: che per quanto sia bello fruire di tali applicazioni gratuite, gratuite non lo sono affatto — e il loro costo sta nei i nostri dati, nei nostri contenuti, nel tempo che doniamo loro ogni giorno. Ribellarsi a tutto ciò in modo indistinto è piuttosto folle (dovrei chiudere innanzitutto il mio account Gmail), ma è un tema che continua vivere abbastanza male, come tutti i temi che hanno a che fare con il capitalismo surrettizio. Uscire da Facebook è stato anche un modo per ricordarmelo, benché certo non il motivo principale. Questo naturalmente non significa difendere alcun ritorno all’analogico, anzi. Quando tengo dei corsi di scrittura digitale, la prima cosa che consiglio è di creare un proprio sito — anche solo un blog su WordPress. Basta un minuto e si imparano già diverse cose sul funzionamento della rete e magari su com’è fatta una pagina web. Ma più di tutto si avrà disposizione un luogo interamente proprio che farà da casa madre e da collettore di tutti i propri contenuti: fossero anche un CV, una biografia e qualche foto. Sarà più facile recuperarli con una semplice ricerca su Google anche dopo anni perché fuori dal recinto presentista di Facebook; non saranno limitati dalle vaghe norme di privacy di quella piattaforma; saranno linkabili liberamente. Godranno di tutto il bello della rete, insomma.


Se proprio sentiamo l’esigenza di esprimerci e di comunicare agli altri le nostre idee e opinioni, consideriamo la possibilità di farlo in un ambiente di nostra proprietà, sotto il nostro controllo, con le nostre regole e la nostra faccia.

p. 76

Quanta noia e quanta contemplazione ci sono nelle nostre vite? I pochi insterstizi di libertà che in passato sarebbero stati tempi morti vengono oggi occupati da strumenti digitali che espellono la noia dalle nostre vite e ci rendono reperibili e potenzialmente attivi 24/7.

p. 81

Se, come secondo Marx, pensiero dominante è espressione della classe dominante, il tecnocapitalismo non può che esprimere pensiero favorevole all’innovazione tecnologica.