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Blog ‐ Spuntini

Claudio Tortorelli edited this page Dec 19, 2024 · 1 revision

2024-03 Umanità bullizzata

Viviamo tempi di garantismo ipocrita su tutti i fronti. L'ipocrisia sta nel fatto che si sbandiera la tutela di diritti vecchi e nuovi ma la tutela è solo fittizia. Data una ingiustizia, o un diritto negato, un comportamento eticamente sbagliato, la reazione non tende mai al ripristino della giustizia o alla ricerca della verità.

Dal basso, dal popolo la cui indignazione o insofferenza viene adeguatamente pilotata, si agisce con cieca isteria. Se sono stato discriminato, se la Storia mi ha occultato, o tradito, si reagisce tramite rivalsa e l'obiettivo non è ottenere giustizia ma infliggere un danno "riparatorio" al colpevole di turno. Questa è la modalità operativa cui si ispira la cancel culture, che cela una banale sete di vendetta dietro un manto di progressismo rivoluzionario. Il risultato è che si sostituiscono ingiustizie con ingiustizie, peggiorando, perché si alimenta conflitto sociale, polarizzazione di opinioni su posizioni estreme. Contestualmente le genuine, ragionate volontà di innovazione naufragano in questo marasma. Dall'alto la politica, certi intellettuali, le istituzioni propriamente dette, utilizzano una modalità più sottile e programmata per indirizzare le opinioni e il comune sentire. Quando si istituzionalizza un diritto, prima ignorato o inesistente, di fatto si finisce per abolirlo. Un esempio eclatante è il cosidetto diritto alla privacy, che da quando è stato introdotto è passato da essere "un atto di buon senso" ad un diritto da cedere in cambio di beni e servizi. Non c'è praticamente alcun ambito in cui "al fine di non bloccare l'operatività" non si è costretti a cedere esplicitamente il diritto alla propria privacy. Il risultato è che se un tempo nessuno ti garantiva il generico diritto alla privacy ma di fatto eri sempre in grado di reclamarlo, oggi pur di non essere continuamente ostacolato, devi auto-negartelo e dunque non puoi più esercitarlo laddove conta.

Una declinazione di questi garantismi ipocriti è la tutela del debole. Mille paletti per tutelare il debole rispetto al forte combinata ad azioni moralizzatrici a tutti i livelli, dalla tenera infanzia fino all'età adulta. E una martellante attività di sensibilizzazione nei media che riportano con continuità casi di sopruso, bullismo, femminicidio, patriarcato e così via. Un problema sociale, quello dei "bulli" genericamente detti, che pare aggravarsi nel tempo invece di migliorare nonostante tutte queste iniziative etiche messe in campo.

In merito al bullismo, mentre si lavora al fegato l'opinione pubblica sul singolo mostro di volta in volta individuato e sbattuto in prima pagina, si tace su quello che sta per diventare il più grande atto di bullismo di massa mai messo in atto, a danno di soggetti sempre meno connessi con la realtà e sempre più dipendenti dal virtuale. L'IA che si sta introducendo in modo dirompente negli ultimi anni nel supporto quotidiano delle masse, traduce la fantasia in realtà sterilizzandola. Tra i mille aspetti che sono impattati da questo processo "evolutivo", c'è l'immagine che abbiamo di noi stessi, già pesantemente rimaneggiata dai social. Disponiamo già di esempi impressionanti di immagini, statiche o dinamiche ma comunque verosimili, di persone generate dalla IA. Sono le immagini che provengono dal training sui big data, una super-media di ciò che l'uomo appare, ma soprattuto di come vorrebbe apparire. Queste immagini, quei volti, finiranno per parlarci, per consigliarci, probabilmente anche per ordinarci di fare e pensare in un certo modo. Sono immagini di super uomini e super donne, volti di divinità. Su menti giovani, già provate dall'essere nate in un mondo dove il virtuale è predominante sul reale, questo equivale a bullismo. Si pensi al porno IA generated, già ora completamente disumanizzato e proposto ai bambini, come e quanto influirà sulla capacità degli stessi giunti all'età adulta di intraprendere la propria via sessuale. Quando già normalmente si tratta di una scoperta dolorosa, fatta di ansie, dubbi, sorprese, ci sarà un inevitabile confronto con qualcosa di non umano, irraggiungibile, ma dal volto pienamente umano. Un confronto che schiaccierà tanti, creando complessi insanabili o manie insaziabili, comparabili ad una sorta di castrazione digitale. Questo senso di inadeguatezza, già estremamente grave per la sfera sessuale, si ripeterà per la cultura, la conoscenza, la creatività e anche la fisicità, sempre meno esercitata e sempre più sostituita. Questa strategia di vendita del super umano a degli umani sempre più dipendenti e inetti, quando applicata su scala mondiale, corrisponde a bullizzare l'umanità intera. Ogni singolo umano messo a confronto con un super-io artificiale, è destinato a subire. Mi viene da pensare che Internet stesso sia stato uno solo step programmato, necessario per l'acquisizione dei big data, e non siano viceversa questi un prodotto-conseguenza di Internet. Solo tramite i big data acquisiti in 20-25 anni è stato possibile realizzare questa tecnologia che oggi nelle mani di un capitalismo-totalitario, può procedere verso qualunque futuro distopico si possa immaginare.

Vedo un solo antidoto, che può riemergere dalle coscienze in modo naturale, anche se non insegnato, benché ostacolato e deriso: lo spirito e la spiritualità.

2023-09 Schizofrenia

L'occidente è coinvolto in un fenomeno migratorio che a partire dai primi anni '90 vede aumentare il flusso di persone più o meno disperate, ma accumunate dal provenire da zone che definire disastrate è un eufemismo. In Italia, ma non solo, si continua a cercare di inquadrare questo fenomeno nei termini di una emergenza, ovvero si cercano solo soluzioni contingenti, come dovesse finire tra un mese. Oppure ci si perde in infinite e demagogiche discussioni su chi ha diritto a che cosa, in base al colore della pelle o dello stereotipo di provenienza, sempre buone per la chiacchiera da bar e la battuta politichese. Inoltre non si riesce a far fare pace tra la propria coscienza e il proprio portafogli, entrambi gonfi di carta igienica verde, perché oscilliamo tra il capitale e l'umanità, tra storia e presente, senza aver il coraggio di dire a noi stessi, una volta per tutte, le cose davvero come stanno. Vedere affogare centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini davanti alle nostre coste ci costringe e riflettere su quel che accade, ma subito dopo ci viene in aiuto lo straniero protagonista in cronaca di ruberie e stupri. Vorremmo comodamente "aiutarli a casa loro" rimanendo a casa nostra, ma poi ci accorgiamo che i soldi in caso se li intascano i fantocci che abbiamo messo li a garanzia delle nostre multinazionali con qualche golpe. Vorremmo regolarizzare gli sbarchi facendo la guerra agli scafisti, e finanziamo dei lager oltremare dove cercare di dimenticarci del problema. Siamo disposti ad accogliere chi si presenta "con le carte in regola" ma erigiamo muri con guardie armate che sparano su chi si avvicina. Facciamo revisioni storiche per mettere in luce gli effetti del colonialismo otto-novecentesco, e neghiamo comodamente le moderne modalità di assoggettamento e ricatto dei popoli ex-coloniali. Finanziamo con soldi pubblici eserciti in guerra con armi di ogni tipo, ma ci commoviamo vedendo lo spot del negretto che muore e ci laviamo la coscienza con una donazione di pochi euro all'ente avvoltoio di turno. E via di questo passo...

Questa è schizofrenia. La cosìdetta democrazia ne è affetta molto più che le altrettanto cosìdette autocrazie, Cina, Russia e brics vari che con l'occidente democratico si son messe in competizione aperta. Purtroppo per noi la tendenza è in peggioramento, e così la prognosi. Le crisi umanitarie sono in aumento, così come le tensioni belliche e le calamità climatiche, ragion per cui gli effetti collaterali saranno sempre più evidenti. E questo in sempre più stridente contrasto con l'ipocrita "volemose bene" dei garanti della democrazia occidentale. L'insostenibilità della situazione porterà a polarizzare in soluzioni estreme la gestione dei flussi migratori.

Uno scenario potrebbe essere quello in cui si accetta il ripopolamento di intere nazioni, aprendo le porte. Del resto i nostri sistemi sociali ed economici sono in crisi per denatalità e invecchiamento della popolazione...il "deterrente" ad una immigrazione indiscriminata, ammesso che ce ne sia uno, diventerebbe la pressoché assoluta certezza di trovarsi davanti un sistema che non ti respinge, ma neanche ti lascia andare, bensì ti ingloba in un chiaro contratto sociale di diritti e doveri. E' estremo pensare che possa avvenire questo, ma sarebbe più in linea con i nobili principi con i quali diciamo di agire. L'altro scenario più probabile è quello in cui si abbandonano gli ultimi residui di remora buonista e (mantenendo comunque il titolo di difensori della civiltà che tanto ci consola) si svolti definitivamente sui metodi che le nazioni autocratiche già da tempo utilizzano senza problemi di coscienza. Allora si converrà che affondare l'ennesimo barchino carico di disperati prima che abbordi il nostro continente è il male minore: prima o poi capiranno di essere i perdenti della storia. Non fatico a trovare persone intorno a me che non hanno nulla che ridire a riguardo, soddisfatti della loro birra, predisposti da prima del ventennio ad approvare il politico che prima o poi verrà a proporgli questa soluzione.

2023-05 Mettiamo caso che

Quelli della mia generazione sono caduti nel pieno dello sviluppo informatico di massa. Prima di noi gli informatici erano matematici o ingegneri "prestati" all'informatica. Dopo di noi sono venuti i nativi che, con le dovute eccezioni, non devono essere necessariamente informatici per avere a che fare con l'informatica nel loro lavoro (quando ce l'hanno). La mia generazione è stata quella che ha fornito la manovalanza specializzata, che ha vissuto l'informatizzazione di massa gettandone le basi, e per farlo ha ricevuto una formazione accurata e un "battesimo del fuoco" sul campo. Questo, mi accorgo, al momento ci tutela. Siamo merce preziosa, economicamente parlando. Ma da qui a 10-15 anni, la maggior parte di noi avrà un'età che si concilierà difficilmente con le esigenze e i ritmi aziendali (anche confermando quelli attuali). Le aziende correranno ai ripari con i mezzi che avranno per sostituire le risorse umane in esaurimento. Così uno scenario (ottimista) potrebbe essere questo: una IA verrà "affiancata" al lavoratore e, esaminando le sue tracce online, le sue chat, il modus operandi, i link mentali o i trucchetti, nel giro di un tot costituirà un "backup" mediamente affidabile del lavoratore stesso. Così l'azienda farà all'attempato dipendente una proposta indecente: rimani a casa, reperibile, con uno stipendio del 70% da qui alla pensione, oppure continua a schiattare fino ad allora col 100% del salario (malgrado il mobbing). Che faremo? Cederemo a questa proposta, sapendo che accettando sarà la fine della nostra categoria, che nessun giovane ci sostituirà più quando avremo addestrato tanti bot al posto loro? Questo è lo scenario migliore, perché probabilmente, non essendo mai stati considerati come lavoratori, e proseguendo il trend di abolizione dei diritti e delle tutele sociali, molte aziende avranno gioco facile a liquidarci senza paracadute né scivoli. Con ogni probabilità la mia categoria non ha ereditato il mestiere dai padri, e non lo lascerà ai propri figli (anzi, avrà contribuito a non lasciargliene alcuno).

2023-04 Hacker del prossimo futuro

Con il progredire dei sistemi predittivi addestrati sui Big Data (leggi IA) l'informazione ottenuta dal web è sempre più "standard". Potrei definire questa informazione "politically correct": da una parte tende ad aderire nei contenuti alla media statistica che probabilisticamente soddisfa l'utente (ovvero anche colui che ha addestrato lo strumento), dall'altra l'utente medio sarà sempre più dipendente e acritico verso tale informazione, avallandola implicitamente. Questo non implica nulla rispetto alla veridicità o falsità dell'informazione diffusa via web, ma piuttosto riguarda il come questa viene fruita.

In questo scenario spiccano due tipologie di utente che, essendo fuori dal contesto standard, agiscono al pari di hacker:

  • i sapienti (deep-wise user)
  • i devianti (lateral-thinker user)

I primi dispongono di informazioni verificate, le comprendono e le sanno correlare, indipendentemente dalla presenza di un sistema informativo di supporto. Hanno quindi capacità di valutazione critica superiore e, avendo già conoscenza dell'informazione da approfondire, sanno come farsi fornire dal sistema informazioni non accessibili all'utente standard.

I secondi hanno intuizione e creatività sopra la media degli utenti del sistema. Hanno quindi la capacità di mettere in crisi e mostrare i limiti del sistema stesso. Sono però anche candidati ad estendere il sistema, integrando le informazioni difficilmente estraibili dai big data.

Sono persone assolutamente normali, che diventano speciali in una società appiattita.

2023-03 Classificazione della tecnologia

La tecnologia deve essere riconosciuta, prima che conosciuta. Questo mi diviene sempre più chiaro, man mano che avanzano gli anni e che vengo a contatto con tecnologie in rapida evoluzione. Della cui introduzione, nel bene e nel male, sono complice e agevolatore. Mi sono spesso chiesto se ciò che l'uomo ha prodotto negli ultimi 10000 anni rappresenti una parabola o una iperbole, ovvero se il progredire della traiettoria tecnologico-scientifica tenda verso un complessivo miglioramento della condizione umana o verso la potenziale estinzione della specie. Perchè nelle remote radici del progresso tecnologico, dalle selci scheggiate e dai primi attrezzi agricoli, lungo lo stesso ideale percorso l'uomo giunge ai viaggi spaziali, alla trasformazione del clima e alle armi nucleari.

Non ho e forse non avrò mai un giudizio universale sull'argomento, perchè troppe sono le variabili in gioco e i contesti in cui si concretizzano. Solitamente la questione viene addomesticata portando dapprima esempi del genio e poi della follia dell'uomo tecnologico, ed infine ci si adagia sull'ovvia conclusione: la tecnologia e la scienza non rappresentano né il Bene né il Male, al contrario dell'uso che se ne fanno. Soprattutto a beneficio di chi per questioni anagrafiche non ha sviluppato la sensibilità necessaria a riconoscere i vantaggi e i pericoli del mondo che ci circonda, provo a suggerire un modo generico per identificare la tecnologia con cui si ha a che fare. Mi quindi rifaccio ad una metafora facilmente comprensibile, perchè associata ad un senso di cui siamo padroni fin dalla nascita, quello che nella nostra società è diventato il senso preponderante: la vista. Classifico quindi la tecnologia in base a come "appare":

  • trasparente;
  • opaca;
  • riflettente;

La tecnologia trasparente è tale perchè ne fanno parte strumenti basici (ma geniali) e universalmente comprensibili. Ad esempio un martello, una vite, una zappa, una bicicletta, sono tecnologia trasparente. Chiunque prenda in mano od osservi uno strumento trasparente, non ha dubbi su come utilizzarlo (anche se magari non ne ha pratica manuale). E soprattutto questi strumenti attendono l'uomo per essere utili e utilizzati e dell'uomo sono estensione. Senza l'intervento umano questa tecnologia è inerte o inattiva.

La tecnologia opaca introduce delle componenti troppo complesse per essere conosciute nel dettaglio dall'utilizzatore medio, non tecnico. Un esempio canonico è l'automobile, ma anche il computer o la radio, che sono strumenti di uso comune, ma di cui pochi conoscono il funzionamento di tutte le componenti con cui sono assemblati. Questi strumenti sono certamente un ausilio per l'uomo, ma questo non è più protagonista ed autore assoluto della propria opera: deve pagare un pegno di dipendenza per la semplificazione offerta, che consente a molti di raggiungere risultati altrimenti accessibili a pochi. Ciò nonostante le peculiarità dell'utilizzatore e dello strumento utilizzato sono distinte, malgrado l'uomo non sia sempre necessario allo strumento per funzionare (lo strumento in certi ambiti ha una utilità e un senso autonomi).

La tecnologia riflettente va oltre e introduce un meccanismo adattivo che ipnotizza e disorienta: lo strumento riflette l'utilizzatore, al punto che per quest'ultimo è sempre più difficile distinguere la propria opera da quella dello strumento. C'è una sempre più raffinata capacità di assecondare e adattarsi alle specifiche esigenze di ogni soggetto, così che ognuno finisce per riconoscersi nel "suo" strumento, rischiando di cadere nell'assuefazione acritica. In questo caso si va oltre la semplificazione e la questione di cosa stia "dietro" alla tecnologia, o dell'ignoranza verso la sua reale natura, non si pone più perchè si tende ad indentificarsi con lo strumento. Per questo non si fatica ad attribuire una "vita" e una utilità innata a questi strumenti, dato che le si assumono istintivamente per noi stessi. Gli esempi più noti di questa tecnologia sono gli smartphone, la televisione fino alle recenti (prossime) applicazioni dell'intelligenza artificiale.

Nessuna delle tre tipologie è "buona" o "cattiva" a priori, in modo assoluto. Di qualunque strumento è possibile fare un uso improprio, errato o dannoso, così come può essere impiegato in modo efficiente, originale e sano. Non è quindi scopo di questa nota criminalizzare alcunché, ma spero che serva a far constatare che certe tecnologie hanno una complessità intrinseca che si cela dietro una semplicità apparente. Riconoscere questa ambiguità è il primo passo per individuare i manipolatori che sull'equivoco speculano, guadagnano. Ammettere i propri limiti rispetto ad una tecnologia che ci viene presentata come universale e omnicomprensiva, è il primo modo di proteggersi e di non divenire ostaggi, servi degli strumenti che dovrebbero servirci.

2023-01 IA o non IA

Lo sviluppo dell'IA e i relativi risultati sono diventati negli ultimi mesi di dominio pubblico perché stanno arrivando sul mercato le prime applicazioni reali prodotte "alla luce del sole" dai grandi player del software e finanziatori hi-tech. In estrema sintesi, quello che si prospetta è un grande volano tecnologico, dove l'IA si applicherà all'IA stessa, andando a perfezionare ad una velocità super-umana meccanismi sempre più complessi. La ricaduta di questa accelerazione sarà su tutto, a pioggia, esattamente come l'apertura di internet col Web ha impattato su qualunque modo precedente di comunicare e gestire i dati, dando anche vita a forme di condivisione super-umane e inedite, quali sono per esempio i social media. Stavolta l'impatto sarà su aspetti ancora più umani della comunicazione, stavolta ad essere rivoluzionate saranno l'identità, la coscienza, l'intuizione, la creatività, la conoscenza, in modi che è difficile prevedere a lungo termine. Di sicuro però si porrà in modo ancora più forte di adesso la domanda: umano o artificiale? La risposta non sarà banale: ciò che sarà classificato come umano sarà ancora affine alla nostra natura, sarà proprio di ciò che rientra nei nostri limiti e viceversa tutto quello che sarà prodotto dalla tecnologia avrà fattura e qualità superiori ma oltre la nostra comprensione. Solo la spiritualità, l'arte umana, potranno forse ancora competere con i prodotti dell'IA e avranno una loro dignità in comparazione. Il paradigma "qualità più alta = migliore" dovrà diventare una opzione. E, cosa assolutamente primaria, i padroni del potenziale dell'IA sono poche potentissime persone, sostanzialmente le stesse che sono arrivate sulla soglia di questa rivoluzione avvantaggiandosi in modo esagerato delle risorse energetiche e della comunicazione di massa.

2022-10 Siamo nell'era delle cose facili da usare e difficili da capire

Siamo nell'era delle cose facili da usare e difficili da capire. Di queste cose non siamo più utenti, ovvero utilizzatori capaci, ma clienti che si rapportano a black box. I clienti sono dipendenti in tutto dallo strumento che utilizzano, tanto che non hanno neanche un senso di essere, senza lo strumenti verso il quale sono simbiotici. L'emblema massimo di questa era è lo smartphone, in mano a bambini, di cui ci meravigliamo della capacità. Dovrebbe essere invece un palese campanello di allarme: se persino dei bambini riescono a dominare uno strumento tanto complicato, divenendone però succubi, c'è del diabolico all'interno di quello strumento! Un martello è uno strumento che quando impari ad utilizzarlo, sei anche in grado di capirlo: sarà un oggetto banale ma anche onesto. Ed anti economico, dato che ognuno in teoria può rifarsi un martello e per questo nessuno mai dominerà il mondo producendo martelli.

2022-10 Comodità

Inoltre il concetto di comodità non esiste in natura. In natura esistono altri concetti che spesso sono assimilati al comodo, ad esempio efficienza e bellezza. Nessun animale si procaccia il cibo in modo comodo, ma tutti tendono all'efficienza, per esempio. La comodità è una peculiarità ricercata solo dall'uomo e dunque è artificiale. Quando ci viene sottoposto qualcosa di comodo, dovremmo sempre porci la domanda "quale è il limite oltre il quale la comodità diventa controproducente, superflua e genera assuefazione?" Perchè il meccanismo standard dell'economia è quello di rendere comode attività oggettivamente difficili e scomode, e creare una dipendenza tale da queste comodità da non poter immaginare un'alternativa. Dunque ottenere dei clienti fidelizzati. Oltretutto la fidelizzazione-assuefazione del cliente implica l'ottenimento della vera merce di scambio: una rinuncia parziale o totale alla propria libertà di arbitrio e/o capacità di esercizio, a favore di una comodità standard (che in quanto tale sarà per il singolo sempre meno efficiente di quel che potrebbe essere in potenza)

2021-03 Limiti

Quando ci si approccia alla tecnologia in termini di sfida bisogna chiarire con se stessi quale è lo scopo della prova: verificare chi si è o cosa si sa fare. Nel primo caso la sfida dovrebbe prevedere l'uso di tecnologia sempre più avanzata: si parte da una base che si ritiene "minimale" e da li tutte le imprese successive sono ottenute solo incrementando le proprie capacità ed esperienze. E il limite è un limite umano. Nel secondo caso la sfida ammette un aggiornamento continuo di tecnologia e la capacità consiste nell'inventare e saper utilizzare mezzi sempre più avanzati. Allora il limite si sposta sulla tecnologia e solo in seconda battuta è umano, perché è una nuova possibilità tecnologica che consente all'uomo di superare il limite. Per fare un esempio, nel primo caso un alpinista decide che la sua attrezzatura sarà al massimo ramponi, chiodi e corda, e con quelli, con coraggio e tentativi raggiunge la cima del Cervino. Nel secondo caso un altro alpinista utilizza un approccio diverso e include nel suo paniere di risorse (che è dinamico in funzione dell'obiettivo) anche l'ossigeno, e con quello raggiunge la cima del K2. Molto probabilmente il primo alpinista non sarebbe mai riuscito a raggiungere il K2, mentre il secondo senza possibilità di aggiornamento tecnologico non avrebbe raggiunto il Cervino.

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