AIDefender 0.1.5347 - dice cosa fa, e smette di dire cose che non erano vere
Chi ha una versione da 0.1.5248 in poi non deve fare niente: la riceve da solo entro 24 ore.
La finestra dice prima cosa fa. Al posto di «cosa non fa», sotto il nome del prodotto, ora ci
sono diciotto capacita' in sei gruppi, una riga ciascuna: i marchi imitati, la forma dell'indirizzo,
gli otto segnali sui messaggi, il ransomware, il finto operatore al telefono, l'IBAN negli appunti,
le truffe di gioco, il ponte con Defender, il blocco di rete, l'estensione, quello che impara e
resta sul disco. I dieci limiti non sono stati tolti: sono passati in fondo. Toglierli sarebbe stata
l'unica modifica capace di fare male a qualcuno, perche' chi crede di aver comprato un antivirus
smette di stare attento.
Non ti dira' piu' di riavviare il computer al risveglio. Il controllo che avvisa quando la lista
delle minacce invecchia usava un orologio che conta anche le ore in cui la macchina dorme: su questo
portatile, tredici minuti dopo il risveglio, il prodotto ha detto «da 14 ore la lista delle minacce
non si aggiorna, riavvia il computer». La stessa frase sbagliata stava in due file. Un allarme che
scatta quando non e' successo niente e' peggio di nessun allarme: insegna a ignorarlo.
Le truffe che arrivano ai ragazzini. Tre segnali nuovi sui messaggi e uno sugli indirizzi -- i
Robux e i V-Bucks regalati, il generatore che non esiste, «non dirlo ai tuoi» -- piu' il difetto che
li teneva tutti ciechi: un indirizzo scritto senza «http» non veniva letto affatto, e nessun
dodicenne riceve «https://robuxgratis.net», riceve «vai su robuxgratis.net». Sette truffe di gioco
scritte a mano su sette, con otto messaggi veri che usano le stesse parole -- un amico che regala una
skin, l'avviso antitruffa di Roblox stesso: zero accusati. Sul milione di siti veri il prezzo e' un
falso allarme in piu', 324 invece di 323, e si chiama freethevbucks.com.
Lo stato del ransomware rileggeva tutte le copie, una volta al secondo. Il cruscotto chiedeva
quale copia userebbe un ripristino, e per ricavare tre numeri per copia il servizio deserializzava
per intero ogni manifesto: 846 KB per richiesta, 2.836 MB l'ora buttati via subito dopo. Un manifesto
non cambia mai finche' la copia esiste, quindi adesso si conta una volta sola.
E la misura che avrebbe dovuto accorgersene mentiva. Il ritmo della memoria veniva diviso per un
orologio che conta il sonno: alle 12:43 il registro diceva 3.949,8 MB allocati in un'ora sveglia e la
riga del ritmo, nello stesso istante, ne dichiarava 98,2. La soglia che avvia la diagnosi e' 200:
taceva. Un quarantesimo del vero, e la correzione precedente era stata applicata a un estremo su due.
Il controllo di stato non dice piu' «non e' uscito niente» quando il server rifiuta. Una licenza
scaduta o una chiave revocata facevano rispondere «nessun indirizzo inviato» mentre il backend
registrava le richieste che arrivavano.
822 test automatici, verdi.
Il pacchetto non e' firmato: SmartScreen avvisera' al primo avvio. Ulteriori informazioni ->
Esegui comunque.